Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri


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Editoriale "Ancora in Marcia"

MACCHINISTI: BISOGNA UNIRSI!
C’erano una volta i macchinisti, i macchinisti delle Ferrovie dello Stato, tutti uguali dalla Val d’Aosta alla Sicilia: non c’erano i “più bravi” e i “meno bravi”, né i “più belli” e i “più brutti”, erano tutti trattati nello stesso modo, avevano la stessa normativa di lavoro e più o meno facevano tutti gli stessi treni. Oggi non è più così. I macchinisti di FS sono separati in divisioni e sottodivisioni, alcune delle quali a breve, se nessuno si opporrà, diventeranno Società (vedi caso TLN in Lombardia). L’obiettivo datoriale, purtroppo in molti casi raggiunto, è stato quello di farci credere che esistessero macchinisti di serie A e di serie B, e che pertanto fosse una buona cosa competere tra di noi. Poi sono arrivati alcuni accordi che hanno modificato il contratto, tutti peggiorativi, ma riguardanti ognuno una parte di noi così da rendere più difficile la creazione di un fronte comune. Da una decina d’anni inoltre lavorano sui binari di RFI anche i macchinisti di altre imprese ferroviarie, all’inizio solo su treni merci, ora anche viaggiatori. La strategia seguita da queste imprese è stata quella di inquadrare questi nostri colleghi in contratti dalle normative più assurde, tutte però congruenti con la logica del minor costo possibile, e quindi delle peggiori condizioni lavorative attuabili. Anche con queste mosse i datori di lavoro ci hanno diviso: i macchinisti delle “private” stanno lottando per migliorare le proprie condizioni, quelli di FS invece combattono per difendersi dai continui peggioramenti. Non esiste insomma un’azione coordinata, che veda tutti i macchinisti andare nella medesima direzione. Tutto questo accade con la complicità dei sindacati che, da un lato, chiedono ai macchinisti di FS di scioperare per arrivare ad un Contratto della Mobilità, mentre dall’altro nelle “private” firmano i contratti più disparati, che nulla avranno mai a che vedere con il fantomatico Contratto della Mobilità. Insomma… le cose non vanno male, vanno malissimo! Se vogliamo invertire la rotta, dobbiamo smetterla di ascoltare le sirene dei sindacati “falsi e bugiardi”. Dobbiamo ricominciare a vedere il macchinista che incontriamo, che magari ha una divisa diversa dalla nostra o guida altri tipi di treni, come un collega, una amico, uno col quale parlare per scambiarmi idee e informazioni, o semplicemente per trascorrere alcuni istanti assieme a una persona che fa la mia stessa vita. Una volta fatto questo, il passo successivo è ricominciare a confrontarci nelle riunioni e nelle assemblee, che i macchinisti devono ricominciare ad organizzare autonomamente, per decidere degli obiettivi comuni, dei punti fermi uguali per tutti, verso i quali andare tutti insieme, per i quali lottare, finalmente… UNITI!

Giovanni Giustiniani

 

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RICCARDO ANTONINI: LA SUA SERENA FERMEZZA E LA SOLIDARIETÀ RICEVUTA BLOCCANO IL LICENZIAMENTO ANNUNCIATO. RICEVE PERO' UNA SANZIONE INGIUSTA E PESANTISSIMA CHE PARADOSSALMENTE LEGITTIMA IL SUO RUOLO DI CONSULENTE PER I FAMILIARI.
INDAGATI CHE PUNISCONO LE PARTI LESE. Dieci giorni di sospensione dal lavoro e dalla paga, firmato Riccardo Pozzi. Questa la sanzione comminata da RFI al nostro collega di Viareggio, Riccardo Antonini, a seguito della diffida e della contestazione riguardo il suo ruolo di consulente tecnico di parte lesa, nominato dai familiari di una delle vittime (e successivamente anche dalla Cgil di Lucca), nel processo per la strage in cui sono indagati assieme all’azienda, come soggetto giuridico, anche gli stessi amministratori e dirigenti del Gruppo. Indagati che ostacolano il processo mediante punizioni ai consulenti tecnici delle parti lese: roba da repubblica delle banane non degna del Paese un tempo considerato la culla del diritto.
SERENITÀ E SENSO CIVICO. Riccardo aveva risposto alle due lettere – sebbene dai toni minatori e ultimativi, propedeutici ad un licenziamento - con grande fermezza e serenità. Lo ha fatto rivendicando la prevalenza del diritto-dovere di lavoratore e libero cittadino a concorrere all’accertamento della verità processuale anche nel ruolo di consulente e confermando il suo impegno civile, assunto di fronte ai familiari, ai colleghi ed ai cittadini di Viareggio.
LA CATENA DI SOLIDARIETÀ. La chiara volontà di giungere al licenziamento aveva messo in moto una grande catena di solidarietà; l'espulsione di Riccardo era diventata impraticabile per la già malconcia immagine del Gruppo FS in generale, ed in particolare per le vicende legate alla strage.
LEGITTIMATO A PROSEGUIRE. Costrette dalla mobilitazione a rinunciare al licenziamento e a ripiegare sulla più severa delle sanzioni conservative del posto di lavoro (comunque molto onerosa poiché Riccardo vedrà il suo stipendio pressoché dimezzato), le FS hanno implicitamente ma sostanzialmente accettato le sue tesi riguardo l’assenza di incompatibilità, conflitto di interessi e violazione del dovere di lealtà.
UNA CONTESTAZIONE BOOMERANG. Vediamo perché. Gli elementi contestati erano due: un "fatto", cioè alcune dichiarazioni alla stampa e una "condizione", quella di consulente tecnico di parte. È da ritenere che la sanzione dei dieci giorni sia riferibile esclusivamente al ‘fatto’ cioè alle dichiarazioni alla stampa poiché egli aveva confermato la sua partecipazione come consulente rivendicandola, nelle deduzioni, come “legittima, per contribuire alla ricerca della verità sull’immane tragedia avvenuta a Viareggio il 29 giugno 2009”. Inoltre, aveva comunicato “di essere stato nominato - nel frattempo - consulente anche per la Filt-Cgil della provincia di Lucca” ed aveva partecipato ad altri incontri in sede di incidente probatorio.
NO LICENZIAMENTO, NO INCOMPATIBILITÀ. A questo punto poteva essere solo l'azienda a rimuovere la presunta "condizione" di incompatibilità ipotizzata, che invece a tutt'oggi persiste, con l'unico modo possibile, cioè il licenziamento. Infatti, con la sanzione dei 10 giorni, d'ora in poi - pur continuando ad esercitare la funzione di consulente - non potrà essergli più contestato alcunché al riguardo, non potendosi riaprire un nuovo procedimento disciplinare per le stesse motivazioni.
GLI AVVOCATI AZIENDALI. Le contestazioni erano inspiegabilmente arrivate solo dopo oltre tre mesi dalla prima udienza e dall’inizio delle operazioni tecniche per l’incidente probatorio, proprio il giorno successivo ad un acceso confronto con l’avvocato del Gruppo FS, Armando D’Apote, in merito alla ipotesi di una sua richiesta di spostare il processo dalla sua sede naturale di Lucca. Eventualità che riteniamo gravissima al limite dell'eversione. In molti, a Viareggio, ritengono che sia stato proprio questo "acceso confronto" a far 'perdere le staffe' ai vertici aziendali ed ai loro avvocati.
IL NOSTRO SOSTEGNO. A Riccardo, all'Assemblea 29 Giugno ed a tutti i familiari delle vittime, continuiamo a garantire il nostro sostegno mentre denunciamo all'opinione pubblica il comportamento puramente repressivo dei dirigenti FS nei confronti dei ferrovieri impegnati sui temi della sicurezza e la loro insensibilità nei confronti di questa immane tragedia.

Dal Sito inmarcia.it

Ntv, dietro i sorrisi, il ritorno al passato
Dietro il grande sorriso “odontoiatrico” di Luca Cordero di Montezemolo c’è un disegno reazionario classico che illustra il vero volto della nuova compagnia ferroviaria chiamata Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori): risparmiare sul costo del personale con scorribande contrattuali da terzo mondo, salari ridotti all’osso e turni da macelleria sociale. In una parola: concorrenza sleale o, se preferite, dumping sociale. Far lavorare macchinisti e capitreno il doppio e pagarli la metà non dimostra una grande capacità imprenditoriale, né di innovazione tecnologica. Semmai è il saper approfittare della crisi economica ed occupazionale e di un fronte sindacale inadeguato che da una parte lavora ad un contratto generale della mobilità e dall’altra occhieggia favorevolmente ad un contratto specifico per Ntv a condizioni nettamente penalizzanti che diverranno – inevitabilmente – il riferimento, in peggio, per qualsiasi successivo accordo nel settore. Ma anche della “complicità” dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza Ferroviaria (ANSF), la quale si occupa di tutto, meno che di porre un limite all’orario di lavoro per chi i treni li guida davvero. Non è poi tanto difficile fare impresa su linee moderne, costate miliardi di euro alla collettività e solo su tratte altamente remunerative. Il gruppo Fs ha tutto da guadagnare dal “lavoro sporco” svolto da Ntv e dai siluri che sta lanciando alle fondamenta della contrattazione collettiva nel settore ferroviario perché troverà la strada spianata e la giustificazione della “concorrenza” per peggiorare, di molto, le nostre condizioni di lavoro e vendere i pezzi di azienda ad alta remuneratività, cominciando dalle frecce. Nessuno si deve lasciare ingannare dai battibecchi tra Moretti e Montezemolo che giocano a fare i rivali e litigare a mezzo stampa come galletti in un pollaio troppo piccolo. Non ci sarà nessuna concorrenza vera (forse sul colore delle tappezzerie o sui prezzi della quarta classe) ma data la rigidità del sistema ferroviario sarà un cartello, un oligopolio in cui una ristrettissima lobby ferroviaria che deciderà su politica dei trasporti, prezzi, strategie e condizioni di lavoro. Non sappiamo perché l’accordo capestro, descritto qui a fianco, sia saltato ma, mentre andiamo in stampa, veniamo a sapere che per tutta risposta Ntv ha rilanciato al ribasso, come se fossimo su una bancarella a mercanteggiare su un oggetto di chincaglieria, annunciando l’applicazione del contratto per il commercio ai nostri “nuovi” colleghi, macchinisti e capitreno! Dietro all’immagine patinata di imprenditore etico e sorridente si nasconde il solito vecchio padrone che vuole trascinarci nel passato con idee autoritarie e sprezzanti verso lavoratori e sindacato e nessuna idea nuova per i viaggiatori e il Paese. Per questo proponiamo una campagna di controinformazione tra i ferrovieri e l’opinione pubblica, iniziando ad esempio con una bella manifestazione proprio sotto le loro finestre. Andremo a spiegare anche a Diego Della Valle, esperto in contratto del commercio, che lavorare sui treni non è proprio come vendere scarpe.

D. De Angelis (RM)

I MACCHINISTI IL LAVORO L’INFARTO…
La morte improvvisa per infarto del miocardio del nostro caro compagno Lorenzo Pinto, di cui molti di noi erano strettamente legati, ci pone un dubbio ed un atroce sospetto. Mi hanno detto che Lorenzo in questi due ultimi anni svolgeva il suo lavoro ad agente solo sulle frecce rosse con i turni, i km. e le velocità che questi treni impongono. Come lui per infarto del miocardio sono morti altri giovani compagni (Lottini Mario) e altri macchinisti che spesso abusavano di doppio passo o straordinario (vedi morti nell’incidente sulla pontremolese).
Il lavoro, specie se pesante, non aiuta la salute tant’è che mio figlio dottore a quelli che non stanno bene prescrive una medicina di base: “riposo per 7-10 giorni!” Lo stesso direttore generale Vaciago, in trattative remote quando il CoMU rivendicava per i macchinisti ilpensionamento anticipato a 52 anni come i francesi, ci diceva che in Francia c’era l’agente unico, che i turni erano pesanti e che non ci conveniva “essere spremuti come limoni” perché si moriva prima!! Che il lavoro del macchinista sia di per sé stressante lo confermavano le statistiche (prima si facevano…) dello stesso ispettorato sanitario che, rispetto alle aspettative di vita delle altre qualifiche ferroviarie (75-80), quella dei macchinisti si fermava a soli 64 anni! In più il 35% non arrivava all’ultimo treno per acciacchi e inidoneità! Non so se oggi l’infarto del miocardio, che assieme ad altre malattie veniva riconosciuto come “causa di servizio”, lo è ancora. Certo è che correre da soli ad alta velocità, con lunghe distanze e turni pesanti non è quella qualità di vita che noi anziani aspiravamo (e si facevano allora mensilmente dai 2000 a 3000 km). Oggi nessuno parla più di qualità della vita e hanno convinto molti macchinisti al lavoro ed ai soldi… Ma di fronte ai soli dubbi che queste morti siano possibili conseguenze da stress da lavoro, a che servono i soldi?
Riflettete gente… riflettete.

Gallori Ezio

 

 

 

 
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SENTENZA DE ANGELIS: UNA VITTORIA DI TUTTI

Confermato il diritto di critica, anche verso il datore di lavoro. Uniche condizioni: veridicita’, contegno verbale e interesse generale. Il reintegro grazie all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Sono state recentemente depositate le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Roma ha disposto la reintegra di Dante De Angelis. Diciassette pagine ricche di contenuti interessanti. Pagine che riaffermano alcuni basilari principi democratici che i dirigenti di Trenitalia e del Gruppo FS, hanno tentato di cancellare. Abbiamo sempre sostenuto che la vicenda De Angelis riguardasse l’intero mondo del lavoro e la lettura della sentenza ce lo conferma. Il Giudice nell’esaminare analiticamente l’oggetto della contestazione, afferma preliminarmente che l’art.21 della Costituzione riconosce a‘tutti’ il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione. Tale principio è cardine di tutti i regimi democratici: si ritrova anche nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e nel Trattato dell’unione Europea. Come tale è inalienabile. Questo non significa che non vi siano limiti poiché vi sono altri diritti, tutelati anch’essi, quali quello al rispetto della dignità delle persone (anche giuridiche) che potrebbero essere lesi da espressioni volgari, false, oppure offensive in genere. Il Giudice richiamandosi ad una giurisprudenza sulla materia ormai consolidata, richiama la necessità del ‘bilanciamento’ tra il diritto a comunicare e quello a non subire pregiudizio al bene fondamentale della propria dignità ed enuncia le tre condizioni ritenute necessarie per legittimare critiche e giudizi negativi, finanche molto aspri.

 

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